Totò, cinquant’anni fa moriva il principe della risata

Totò

10 luglio 2017 • Cinema & TV - Web • Di: • Visto: 177

«Totò: una vita dedicata allo spettacolo, dal varietà fino alla consacrazione nel film di Pasolini, e nel mezzo tantissime risate.»

Totò (sito dedicato all’attore), pseudonimo di Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfiro-genito Gagliardi de Curtis di Bisanzio è stato attore simbolo dello spettacolo comico in Italia, ma anche uno dei maggiori interpreti del teatro e del cinema italiano.

In cinquant’anni di carriera ha girato per il cinema 97 film, 9 telefilm per il piccolo schermo e ha calcato il teatro con oltre 50 spettacoli. Accostato ai fratelli Marx e ad Ettore Petrolini, Totò nacque il 15 Febbraio 1958 nel Rione Sanità, da una relazione clandestina della madre con Giuseppe De Curtis, che per tenere nascosto il legame non lo riconobbe; solitario fin da bambino è cresciuto in condizioni precarie, che comunque non gli hanno impedito di dimostrare una forte vocazione artistica.

Arriva in teatro, ma solo come maschera: nei primi tempi, infatti, si limita ad accompagnare il pubblico al proprio posto prima dell’inizio degli spettacoli. Ruolo che ricopre anche al teatro del varietà Jovinelli, fino a quando una sera non arriva il colpo di fortuna: Jovinelli, infatti, lo mette alla prova e Totò funziona. Eccome se funziona. E così il contratto, da giornaliero che era, diventa prima settimanale, poi mensile e, infine, annuale.

Totò

Serata dopo serata, abbandona le macchiette e crea un personaggio tutto suo: un frac largo e lungo, calzini colorati, bombetta nera, laccio da scarpe al posto della cravatta: Totò appunto: marionetta in carne e ossa, povera e surreale, snodata e scattante, l’ultima maschera della commedia dell’arte. Il successo è clamoroso: tournée sold out in tutta Italia, ingaggi da favola, avventure galanti e travolgenti come quella con la soubrette più famosa d’Italia, Liliana Castagnola. Una relazione che dura poco più di un anno, con la Castagnola scalzata poi da Diana Bandini Rogliani, all’epoca sedicenne, con cui Totò si sposò, dando alla luce Liliana, l’unica figlia.

Totò gira l’Italia con la rivista e le commedie di Eduardo Scarpetta, recita nella grande compagnia di Michele Galdieri, fa coppia con Anna Magnani e terzetto con Eduardo e Peppino De Filippo. Incappa persino nelle maglie della censura per il suo vezzo di parodiare il Duce e il Führer. Non a caso i tedeschi vogliono arrestarlo per le sue imitazioni di Mussolini, più esplicite in privato, solo accennate sul palco.

Intanto nel 1937 Totò ha debuttato al cinema in Fermo con le mani, ma il successo arriva con San Giovanni Decollato di Cesare Zavattini.

La figlia racconta:

Papà non amava il cinema ma lo faceva perché gli dava la possibilità di guadagnare molto di più con minore fatica. Soprattutto da quando cominciò a perdere la vista, fino alla cecità pressoché totale. Un occhio lo perse da giovane per distacco della retina, l’altro nel ’56 per una polmonite virale trascurata, e da allora non vide che ombre confuse. Ma poi l’adrenalina da palco e da ciak faceva ogni volta il miracolo.”
Liliana De Curtis

All’uscita di ogni pellicola i critici storcono il naso, ma Totò lavora comunque con signori registi come Mattoli, Steno, Mastrocinque, Corbucci, Lattuada, Comencini, Monicelli, Risi, Rossellini e Pasolini. Nel frattempo duetta con Peppino, Eduardo e Titina De Filippo, Taranto, Fabrizi, De Sica (ne abbiamo parlato qui), Macario, suo prediletto, Magnani, Fernandel, Sordi (ne abbiamo parlato qui), Mastroianni, Gassman, Tognazzi, Manfredi, Franca Valeri, Sophia Loren, Virna Lisi, oltre alla fedele spalla di sempre, Mario Castellani.

Riservato e malinconico, mai mondano, ma sempre gentile e generoso con tutti i bisognosi come lo era stato lui: dona banconote da 10.000 ₤ ai poveri che l’aspettano sul portone di cas; regala moto agli operai della troupe; dona auto come regali di nozze agli amici e la notte si fa portare nei quartieri popolari per infilare sotto usci buste anonime gonfie di banconote per garantire risvegli da favola a gente che non saprà mai chi ringraziare. Adotta anche 150 cani abbandonati, mettendo su un canile sulla Cassia.

Solo quando Pasolini lo chiama per Uccellacci e uccellini la critica sembra ricredersi. Ma ormai è troppo tardi.

“Sarei potuto diventare un grande attore e invece non ho fatto nulla di buono”.
Totò

Non sa che, a funerali avvenuti, Fellini proporrà addirittura di farlo santo e che saranno i suoi critici a essere dimenticati, non lui. Totò è stato anche compositore, di canzoni come Malafemmena, scritta nel 1951. Il volto della musa ispiratrice, però, si saprà solo molti anni dopo. Pare, infatti, che la poesia messa in musica fosse dedicata alla moglie, colpevole di essere venuta meno ad una promessa che i coniugi si erano fatti.

Ma anche di versi come A’ livella, che affronta ironicamente il tema della morte.

Franca Faldini, sua compagna, diventata giornalista e scrittrice dopo la morte dell’attore. Autrice del libro Totò: l’uomo e la maschera, la Faldini racconta sia il profilo artistico sia la vita dell’attore fuori dal set, con l’intento principale di smentire alcune false affermazioni riportate da scrittori e giornalisti riguardo la sua personalità.

Il 15 aprile 2017, in occasione dei cinquant’anni dalla scomparsa, la città di Napoli ha inaugurato un monolite in suo onore e ha ospitato la mostra Totò Genio qui (l’area dedidcata sul sito del Comune), con un’inedita collezione di documenti, testimonianze, abiti di scena, locandine, ritratti di artisti del Novecento.

L’Università degli Studi di Napoli Federico II gli ha conferito la Laurea honoris causa alla memoria in “Discipline della Musica e dello Spettacolo. Storia e Teoria”. Inoltre, la Zecca dello Stato conierà una moneta da 5 euro in suo onore, la cui emissione ufficiale, in tiratura limitata, avverrà nell’autunno del 2017.

“Al mio funerale sarà bello assai perché ci saranno parole, paroloni, elogi, mi scopriranno un grande attore: perché questo è un bellissimo Paese, in cui però per venire riconosciuti in qualcosa, bisogna morire.”
Franca Faldini citando Totò

Argia Renda

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