La storia e le novità sulla Borsa Valori Italiana

Borsa Valori Italiana

1 dicembre 2017 • Business & Startup • Di: • Visto: 156

«La storia della Borsa Valori Italiana in 11 imperdibili tappe, che partendo dal 1630 arriva alla moderna rivoluzione tecnologica, in grado di mutare una delle più importanti istituzioni italiane.»

In 11 tappe tutta la crono-storia della nascita della borsa valori italiana, dagli albori precedenti all’Unità d’Italia ai grandi risvolti tecnologici di oggi.

Le prime borse locali

La storia della Borsa Valori Italiana è più antica della stessa nazione. Molto prima dell’unificazione territoriale, infatti, erano presenti nella penisola varie borse locali. La più antica è stata Venezia, fondata nel 1630, seguita da Trieste del 1775, Roma del 1802 e Milano del 1808.

La borsa di Milano

Quella milanese, istituita per volontà del viceré di Napoleone Eugenio di Beauharnais, era molto ben organizzata e si era dotata sin da subito di un suo regolamento interno; sarà, però, tra il 1865 e il 1882 che verranno emanate regole più precise relativamente ai codici di commercio.

La Legge Fondamentale del 1913

Le prime espressioni di borsa locale presentavano, però, dei problemi strutturali, in quanto operavano al loro interno non soltanto agenti autorizzati, cui si alternavano anche agenti “abusivi”.

Per porre rimedio a questo fenomeno venne promulgata nel marzo 1913 la cosiddetta Legge Fondamentale, che ha rappresentato la prima regolamentazione globale della Borsa Italiana. La legge regolamentò i diritti degli agenti di cambio, comparati a pubblici ufficiali, i quali ottennero l’esclusiva per negoziare in Borsa, ma allo stesso tempo venne permessa la possibilità che titoli passassero di mano anche fuori dal mercato ufficiale. Questa legge resistette fino agli anni ’90, quando i vecchi agenti di cambio vennero affiancati, e poi progressivamente sostituiti, dalle moderne SIM.

Il ventennio fascista

Durante il ventennio fascista vennero introdotti alcuni nuovi aspetti: da un lato fu istituito il Fondo comune di garanzia per tutelare gli investitori, dall’altro venne dato alla Banca d’Italia il ruolo di mediazione.

La nascita della Consob nel 1974

Da quel momento in poi non ci furono novità di rilievo nel panorama borsistico, almeno fino alla metà degli anni ’60, quando il risparmio si è spostato progressivamente verso il debito pubblico e la borsa ha avuto una fase calante. Per ridare energia alla borsa valori italiana viene stabilito nel 1974 di dare al mercato una maggiore trasparenza, stabilendo l’obbligo per le società quotate di render pubblici i propri bilanci, con l’obiettivo di attrarre maggiormente i risparmiatori.

Contestualmente venne istituita la Consob, l’organismo che da quel momento controllerà la borsa, vigilando sulla correttezza delle società quotate e informando così i risparmiatori. Con la stessa finalità di dare nuovo ossigeno alla borsa, nel 1977 venne istituito il credito d’imposta.

Gli anni ’80 e i fondi comuni d’investimento

Anche nel decennio successivo si cercò di migliorare l’andamento della borsa e di tutelare al contempo maggiormente il risparmiatore, perfezionando il sistema informativo e garantendo una focalizzazione maggiore sul valore mobiliare dei titoli. Il 1983 vide amplificarsi il ruolo della borsa con l’istituzione in Italia dei fondi comuni d’investimento, i quali per costituire i propri portafogli devono acquistare grosse quantità di titoli.

Le privatizzazioni del ’92

Quello degli anni ’90 è un decennio ricco di novità per quanto riguarda la borsa, aperti dalle grandi privatizzazioni del 1992, dove vengono quotati in borsa i gioielli pubblici come Ina, Eni, Banca Commerciale Italiana e Credito Italiano.

La rivoluzione tecnologica

Quello degli anni ’90 è anche il decennio della rivoluzione tecnologica, che modificò molti aspetti anche nel campo della borsa la quale, tra il 1992 e il 1994, lascia le contrattazioni alle “grida” per promuovere quelle telematiche. Negli anni successivi i titoli, da cartacei, si sono dematerializzati, trasformandosi nelle moderne scritture contabili. Per non parlare poi della rivoluzione di internet e della diffusione di piattaforme di trading, vai qui per approfondimenti.

La nascita della Borsa Valori Italiana

Un’altra data importante per la borsa è il 1998: fino a quel momento oltre alla borsa di Milano, che era senza dubbio la più forte della penisola, esistevano anche altre nove piazze, le quali avevano però un’importanza piuttosto marginale. Nel ’98 ci fu una svolta nella storia della borsa: a seguito delle privatizzazioni operate, le dieci borse locali, tra cui Milano, Roma, Napoli e Torino, sono state chiuse e unite nella Borsa Valori Italiana, con sede a Milano.

La nascita delle SIM

La stessa legge presentò un’altra novità significativa: gli agenti di cambio, che tanta importanza hanno avuto dalla nascita della borsa fino a quella data, sono stati affiancati dalle società di investimento mobiliare e hanno perso progressivamente di importanza.

La fusione tra La Borsa Italiana e la Borsa di Londra

I decenni successivi hanno visto una sola grande novità nel panorama della borsa valori italiana con la fusione, operata nel 2007 tra la Borsa Italiana e la Borsa di Londra con la quale si è creato il London Stock Exchange Group, holding.

 

 

Foto copertina: By Stefano Stabile (Own work) [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons

 

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