Startup italiane: crescita bloccata o cattivi investimenti?

startup italiane

22 giugno 2017 • Business & Startup • Di: • Visto: 663

«Le startup italiane non crescono come quelle di altri paesi d’Europa. Ce lo dice un recente studio della Startup Europe Partnership, che ci ha fornito un quadro completo della situazione.»

Le startup italiane crescono o no? Domanda abbastanza ricorrente che, però, ha bisogno di un approfondimento. L’argomento, infatti, è di quelli che scottano dato che, da qualche anno a questa parte, le startup sono diventate un punto focale del sistema economico italiano. Questo lo si può capire anche semplicemente dal fatto che, attualmente, nel nostro paese ce ne sono oltre 7000. Ma quali crescono e quali, invece, rimangono ferme al punto di partenza?

LE STARTUP ITALIANE E LA SITUAZIONE GENERALE – In Italia sono 7000 le aziende iscritte nel registro delle startup innovative. Come si può ben immaginare, però, quelle che effettivamente funzionano e che riescono a conquistare una parte di mercato sono molte meno. Grazie a una valida fotografia della situazione attuale, fornitaci da Startup Europe Partnership (sito ufficiale), si capisce chiaramente che le startup italiane sono affette da una strana anomalia che, a conti fatti, non permette loro di funzionare e crescere come dovrebbero.

Sono davvero pochissime le realtà che, nate come startup, sono riuscite a fare il salto di qualità, riuscendo a passare alla fase di scaleup e, di conseguenza, a guadagnarsi una fetta di mercato e a riscuotere il successo tanto sperato.

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La situazione è abbastanza diversa se si prendono in esame altre realtà e altri sistemi economici. Le startup che funzionano meglio si trovano nel Regno Unito, ma anche Germania e Francia si difendono bene. Che posto è riservato, invece, al nostro paese questa in classifica stilata da pochissimo? L’undicesimo posto, fuori dalla top ten e dietro a Irlanda, Finlandia e Svizzera. Un quadro molto chiaro, quindi: nel nostro paese, qualcosa non va come dovrebbe andare.

PERCHÉ LE STARTUP ITALIANE NON CRESCONO? – Italia fanalino di coda, quindi, per quel che concerne il successo di queste nuove realtà. Ma perché? Analizzando il quadro generale, possiamo dire che, rispetto a paesi come il Regno Unito, il nostro paese è partito in netto ritardo. Si parla di almeno un quinquennio, che ha certamente fatto la differenza per quel che concerne la crescita e lo sviluppo delle startup, nonché il passaggio successivo a scaleup. Insomma, possiamo dire che i paesi che prima hanno investito e che prima hanno richiesto i sovvenzionamenti europei, ora sono molto più avanti rispetto al nostro, che è arrivato con un notevole ritardo e che ora ne paga le conseguenze.

Gli altri paesi europei si muovono in maniera molto più veloce anche se, a onor del vero, nel 2016 qualcosa è cambiato anche in Italia: il settore biotech sta prendendo sempre più piede e traina il mondo delle startup, mentre alcune realtà, tra cui  MoneyfarmTalent Garden e Satispay, hanno raggiunto lo step successivo. Così come Yoox, anche queste realtà hanno ricevuto degli importanti finanziamenti e i risultati si vedono.

QUALCHE DATO – Cerchiamo di fare il punto della situazione, riportando qualche dato. Come detto, in Europa, il paese che permette alle startup di crescere in maniera più rapida e sana è il Regno Unito. Subito dopo, nella classifica riportata, c’è la Germania. Qui la situazione è la seguente: esistono 442 scalup con fondi pari a un totale di 10,1 miliardi di €. Anche la Francia fa registrare numeri molto interessanti, dato che sono presenti 513 scaleup per un totale di 6,6 miliardi, di cui 3 investiti solo lo scorso anno.

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Il nostro paese, invece, risulta molto lontano non solo da queste grandi realtà, ma anche da paesi ben più piccoli che, però, hanno deciso di investire al punto tale da far passare il maggior numero di realtà da startup a scaleup. Nello specifico, la media europea è di 0,9 scaleup ogni 100 mila abitanti, con investimenti pari allo 0,33% del Prodotto Interno Lordo. Il nostro paese è lontano da questa media, tanto da essere superato anche da Spagna e Portogallo, economie piuttosto simili ma che sono riuscite a canalizzare meglio gli investimenti. Tra le startup italiane, l’unica degna di nota da più di un decennio a questa parte è Yoox, e-commerce che opera nel settore della moda che, dal 2009, è finanche sbarcato in Borsa. Dopo questa realtà, però, c’è un vuoto, mentre in Europa abbiamo dei giganti come Zalando, Just Eat o, ancora, BlaBlaCar.

La speranza è quella che, entro qualche anno, l’Italia riesca a colmare il divario, risalendo la classifica e facendo delle startup un fiore all’occhiello dell’economia.

Serena Marigliano

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