“Vivere il Buio è un viaggio nella notte”: ecco i Revo Fever

10 agosto 2017 • Spettacolo • Di: • Visto: 249

«La giovanissima band milanese dei Revo Fever si racconta in un’imperdibile intervista e ci parla del proprio lavoro»

I Revo Fever (pagina FB) sono un’interessante band di venticinquenni, nati e cresciuti a Milano. Dopo aver sostenuto molti concerti e prodotto alcuni EP, Aligi (voce e chitarra), Eddi (chitarra acustica) Costantino (voce e basso) e Mauro (batteria e cori) si sono impegnati per la pubblicazione del loro primo album, Vivere il buio, 10 tracce che raccontano quelle atmosfere surreali e allucinate sospese tra il buio e l’alba. L’album dei Revo Fever è stato il risultato di un crowdfunding in cui l’obiettivo è stato raggiunto in meno di 48 ore, tramite una campagna su Musicraiser. Un disco molto interessante, costellato da numerose influenze musicali, che tratta il tema della libertà e dell’evasione attraverso gli occhi di ragazzi giovanissimi. Ma per conoscere meglio i Revo Fever, noi di Snap Italy abbiamo fatto qualche domanda proprio a loro, provando così a farveli conoscere un po’ meglio …

Ciao ragazzi! Conosciamoci un po’ meglio… come e quando si è formata la band dei Revo Fever? E perché avete scelto questo nome?
Ci conosciamo da una vita in realtà. È un po’ come se la band esista da sempre, legata a doppio filo alla nostra amicizia. Alle medie c’era questo nostro compagno di classe soprannominato Revo: si assentò da scuola per due settimane e al ritorno disse che aveva avuto un febbrone, nonostante fosse visibilmente abbronzato. Così, per scherzo, decidemmo di chiamarci “La febbre di Revo”, anche se in fondo ci piaceva l’idea di questa febbre sovrumana e un po’ mitica. Ah, poi ci piaceva anche il fatto che il nostro nome venisse da una bugia.

Quali band o artisti hanno maggiormente segnato il vostro percorso musicale? Quale musica ascoltate abitualmente?
Spaziamo molto, dal pop alla tribal house, passando per l’hip hop, r’n’b e il cantautorato francese. Se dovessimo fare il nostro Live Aid chiameremmo i Queens of The Stone Age a duettare con Brassens. Anche se è morto, ma vabbé!

Da che tipo di formazione musicale arrivate?
A parte Mauro, che ha studiato pianoforte, siamo tutti autodidatti. Prima di registrare il disco, però, Aligi ed Eddi hanno preso lezioni di canto e chitarra da Ramiro dei Selton (che, tra l’altro, hanno registrato con noi L’Oro).

Qual’è la cosa più importante quando si sta componendo un album? Da cosa vi lasciate ispirare voi?
La cosa più importante è avere le idee chiare e porsi dei limiti. Noi volevamo fare un disco in italiano che mischiasse psichedelia e ritmiche r’n’b, ispirandoci agli artisti che ultimamente ascoltiamo di più (Tame Impala, Unknown Mortal Orchestra, Kendrick Lamar, D’Angelo…). Seguendo questi binari abbiamo tirato fuori le dieci tracce di Vivere il Buio.

Parlateci ora di Vivere il buio: cosa contiene l’album? Cosa vorreste arrivasse all’ascoltatore?
Vivere il Buio è un viaggio nella notte: vorremmo che l’ascoltatore si lasciasse prendere per mano per immergersi nell’atmosfera notturna e allucinata di questo disco. È come quando entri al cinema e ti fai avvolgere dal buio e dalla storia che lo schermo racconta. Diciamo che andiamo controcorrente rispetto al Netflix & chill.

Parlando invece del futuro…quali progetti avete? Dove vi vedremo prossimamente?
Sulla nostra pagina facebook potete vedere tutte le date del nostro tour estivo, se venite a vederci dal vivo riuscirete a cogliere il momento più significativo del nostro progetto. Dopo queste date… sorpresa!

Chiara Cavaterra

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