Poeti del Trullo: intervista a Inumi Laconico

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13 novembre 2017 • IN EVIDENZA, Travel & Culture • Di: • Visto: 373

«Poesia e amore: queste sono le parole d’ordine per i Poeti del Trullo, associazione culturale di sette poeti nella periferia di Roma, di cui oggi Inumi Laconico ci svela qualche curiosità»

Chi sono i Poeti del Trullo? «Un coro che soffia e diffonde, da un piccolo pezzo di mondo chiamato Trullo, il vento poetico del MetroRomanticismo». È in questo modo che Inumi Laconico definisce sé stesso e i suoi altri sei compagni di poesia. Tutti e sette in anonimato, in quanto «liberi di svelarci davvero, svincolati dall’immagine e dai nomi propri», i Poeti del Trullo (sito ufficiale), con le loro riflessioni e pensieri, hanno dato un nuovo volto al loro quartiere, dando uno schiaffo a quei stupidi luoghi comuni sulle periferie e i loro abitanti.

Ho deciso di intervistarli perché sono rimasta molto colpita dalle loro poesie, le quali diffondono amore, un amore che si infonde negli aspetti della vita più quotidiana. Camminando per le strade del Trullo si passeggia fra le loro riflessioni, scritte sui muri, sulle cassette delle poste o sulle fermate degli autobus, le quali hanno donato un fascino irresistibile a questa borgata. Nei loro scritti, la maggior parte dei quali in romanesco, la consapevolezza del passato si fonde con la speranza per il futuro, l’amore per gli amici e la famiglia con quello per la loro città, dando vita a delle poesie capaci di esprimere tutta la forza dei loro sentimenti.

Inumi Laconico, gentilmente, si è offerto di rispondere alle mie domande, svelandoci alcune curiosità riguardo i Poeti del Trullo. Quello che emerge dalle sue risposte è amore, umiltà e riflessione, sicuramente le carte vincenti di questi sette poeti.

1) Nel vostro libro MetroRomantici avete definito il manifesto del metroromanticismo, una poetica particolare che cerca di coniugare appunto il romanticismo con le emozioni che una metropoli come Roma può suscitare. Cosa vuol dire per voi essere romantici in un luogo come la Roma odierna?
Il romanticismo a Roma è nelle cose, nei paesaggi, negli scorci, nei ricordi della città. Roma è naturalmente incline verso la poesia romantica. Ma la bellezza della sua poesia è ostacolata ogni giorno e sopravvive con molta fatica. Ci sono rabbia e odio che alimentano gran parte dei romani, li rendono aggressivi, xenofobi, polemici, nevrotici. Il nostro romanticismo è quindi una sorta di battaglia contro il dilagare di tanta negatività: si scrive per far posare l’attenzione di chi legge su un messaggio che faccia riflettere, un contenuto che porti leggerezza, un sentimento tenuto a lungo in un angolo buio.

2) Come ti sei reso conto di voler intraprendere la strada della poesia e quali sono i motivi che ti hanno portato ad unirti con gli altri?
La spinta verso la poesia è arrivata grazie ad un eccesso di amore. Amore per la città, per il quartiere ma soprattutto amore per le persone della mia vita. Anche la decisione di creare il gruppo è stata una scelta d’amore. Chiamare a raccolta le mie amicizie più grandi (come Er Quercia) è stato naturale. In fondo si scrive per questo motivo… non sappiamo dove incanalare questo grande sentimento che ci trascina via e lo mettiamo in un verso, in una storia, per donarlo ai lettori, perché dentro di noi avrebbe fatto troppo rumore.

3) Nascere in un luogo simile come il Trullo, borgata nella periferia di Roma, vi ha portati di più a riflettere e a far nascere la vostra anima poetica, costituendo così un vantaggio, o ha reso più difficile la vostra strada?
Probabilmente entrambe le cose. Per certi aspetti il posto in cui nasci ti rende in parte ciò che sei, per altri ti ostacola quando ha in sé problemi e disagi quotidiani. Negli anni ’90 il quartiere è stato un ostacolo per tutti, soprattutto per chi aveva voglia di esprimersi e di creare bellezza, quando era un luogo di spaccio, abbandonato, degradato. Ma con il tempo le cose sono migliorate e adesso è diventato un normale quartiere in cui gli abitanti hanno pressoché tutti aspirazioni borghesi.

4) Nei tuoi scritti dai molta importanza al tempo (T’aricordi, Nonna, Mentre Piagnevo): rimpiangi quello passato o hai ancora voglia di essere «guidato da questa creazione infinita» come dici in L’amore che sento?
Penso che il passato sia una dimensione mitica in cui si conserva la parte più pura di noi. L’infanzia e l’adolescenza sono periodi della vita confusi e al tempo stesso pieni di un’energia che il tempo – tiranno – porta via poco a poco. Bisognerà fare un grande sforzo nella quotidianità per recuperarli. È, appunto, una creazione infinita: dissotterrare dalle macerie della propria età, dopo crolli di ogni tipo, l’innocenza, e farla rivivere attraverso la poesia.

5) Che consiglio dai ai giovani ragazzi italiani che hanno passioni particolari come voi, difficili da far emergere?
Ai giovani consiglio di imparare, assorbire, assimilare. Mi capita spesso di conoscere giovani che pensano di essere già arrivati, scrittori che preparano i loro romanzi senza aver mai letto Dostoevskij, poeti che pubblicano testi sui social e che non conoscono Montale, piccoli registi che non hanno mai visto un film di Orson Welles. Penso che per creare una qualsiasi opera si debba aver frequentato e respirato la bellezza dell’arte trascorsa. Questo è il mio consiglio: ubriacatevi di bellezza, di arte e di poesia, vi sarà utile per rimetterla in circolo grazie alla vostra creatività.

Nel 2015 i Poeti del Trullo hanno pubblicato, con molto successo, il loro primo libro, Metroromantici, in cui sono raccolte tutte le loro riflessioni e poesie. Ma i progetti per loro non si sono fermati, e sicuramente uno degno di nota è la collaborazione che hanno intrapreso con il progetto cinematografico di Labbra Blu di Andrea Rusich. L’autore ha elaborato il film attraverso l’incontro in una casa di cura con due giovani ragazzi in stato di riabilitazione dopo un periodo di coma. Il protagonista, infatti, è uno di loro, Gabriele, giovane venticinquenne che sei anni prima è rimasto vittima di un incidente che lo ha ridotto allo stato comatoso. Durante il periodo di riabilitazione, Gabriele vuole riprendere la sua vita in mano, rinascere senza pregiudizi, essere compreso e tornare ad essere padrone della sua vita. In un film che tocca certi temi così importanti, come il diverso, la speranza, la lotta contro i luoghi comuni e l’amore per la vita, nessuna collaborazione poteva essere più azzeccata di quella con i Poeti del Trullo, i quali hanno concesso le loro riflessioni e le loro poesie per inserirle nella sceneggiatura del film.

Francesca Celani

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