Martin Johnston: ecco i segreti di Crafted Society

Martin Johnston

3 luglio 2017 • Business & Startup • Di: • Visto: 709

«L’imprenditore inglese Martin Johnston ci ha raccontato del suo progetto volto ad unire lusso, responsabilità sociale e artigianato italiano»

È possibile conciliare lusso, responsabilità sociale e artigianato italiano? Pare proprio di sì! Parola di Martin Johnston (pagina FB), imprenditore inglese e fondatore di Crafted Society. Si tratta di una start-up di moda nata con l’ambizione di diventare leader mondiale nella categoria “New Luxury”, senza perdere mai di vista tre principi fondamentali: qualità, tradizione e responsabilità.

Snap Italy ha intervistato per voi Martin Johnston, che ci ha parlato del suo lavoro e delle sue idee riguardanti il lusso e l’artigianato italiano.

Ecco cosa ci ha raccontato…

Dopo una lunga esperienza, come mai Martin Johnston ha deciso di lanciarsi in questo nuovo progetto?

Sia io che mia moglie desideravamo da tanto tempo dare vita a un brand tutto nostro, per sviluppare un progetto vicino ai nostri cuori e ai nostri valori familiari. Volevamo unire le nostre esperienze e sviluppare un brand che potesse soddisfare le nostre passioni, in termini di estetica e qualità, e combinare il nostro desiderio di aiutare la società. A volte se non riesci a trovare qualcosa in cui credi davvero, devi avere il coraggio di costruirla tu.

Perché Martin Johnston e sua moglie hanno scelto l’Italia e i nostri artigiani?

Il nostro amore per l’Italia risale a quando eravamo entrambi bambini – è radicato in noi e ora anche nei nostri figli. Amiamo questo paese, la gente, la lingua, il cibo e lo stile. Semplicemente sapevamo che dovevamo iniziare in Italia. Da quel fatidico giorno, nel 2015, in cui abbiamo deciso di seguire i nostri sogni, sapevamo esattamente cosa volevamo produrre: i migliori prodotti di lusso artigianali. Allora non sapevamo per quale motivo il nostro brand sarebbe nato o come sarebbe sopravvissuto in un mercato già affollato. Volevamo incontrare quei “mitici” artigiani – mitici perché quasi tutti i brand di lusso ne parlano, ma non rivelano mai chi sono davvero. Abbiamo posto loro una domanda molto semplice: qual è la più grande sfida del vostro lavoro oggi e per il futuro? La risposta è stata unanime: ognuno di loro ha difficoltà nell’identificare, educare e far sviluppare una nuova generazione di artigiani.

A volte sembra impossibile combinare lusso ed etica. Qual è il vostro segreto?

L’impossibile esiste solo quando nessuno prova a sfidare le convenzioni. Nessuno aveva mai provato a unire lusso, etica e responsabilità sociale, per introdurli sul mercato in un modo innovativo. Dopo aver saputo della sfida principale degli artigiani, ci siamo concentrati sulla causa ultima. È una questione semplice e complicata allo stesso tempo… Le abilità degli artigiani rischiano di scomparire e il lusso, così come lo conosciamo, ha un’impostazione tradizionale. Combinando i nostri prodotti con l’etica, e poi aggiungendo la componente sociale alla piattaforma dei nostri artigiani e aiutandoli nella ricerca di nuovi apprendisti, il nostro brand ha uno scopo vero e autentico. Perciò, non solo produciamo tutto in Italia e tracciamo materiali e imballaggi certificati con aziende italiane, ma ci impegniamo anche a finanziare organizzazioni a scopo benefico italiane, che ci aiutano a mantenere l’impatto sociale che desideriamo e ad assicurarci la promozione verso le nuove generazioni. Tra i nostri partner abbiamo la Fondazione Cologni di Milano e Inter Campus, della FC Inter.

Come ha reagito il vostro pubblico a questo nuovo progetto?

È ancora presto, ma la reazione dei nostri primi compratori, della stampa e dei colleghi è stata davvero fantastica. La qualità del prodotto non ha eguali, le abilità degli artigiani sono brillanti. Si tratta di una causa nobile e coraggiosa ma, come ha detto nel suo libro il giornalista statunitense Afdhel Aziz, «Good is the new cool». Non è mai facile essere i primi, ma bisogna restare fedeli alla propria causa e continuare a concentrarsi sulle persone e sul nostro pianeta, andando ben oltre il profitto.

Cosa significa “Made in Italy” per voi e per il vostro brand?

Il “Made in Italy” sta attraversando un periodo controverso e ha visto, sicuramente, tempi migliori. La ragione principale dei problemi attuali è la mancanza di un organo direttivo che imponga la piena e completa trasparenza del suo utilizzo. Per noi, comunque, rappresenta qualcosa di magico, che è conosciuto e compreso in tutto il mondo. Noi aggiungiamo solo la componente della trasparenza. Vogliamo che le persone sappiano con chi lavoriamo, perché siamo orgogliosi dei nostri partner italiani, da coloro che creano i nostri prodotti fino a quelli che si occupano del packaging… Sono tutti i migliori in quello che fanno, e hanno potenziato le loro abilità. Il nostro scopo è quello di mantenere una Società Artigianale (Crafted Society) in cui la stima per l’eccellenza e la bellezza vada di pari passo con l’artigianalità.

Quali sono i progetti di Martin Johnston per il futuro?

Al momento siamo molto impegnati con lo sviluppo di nuove categorie. Lanceremo linee di borse e piccola pelletteria, e abbiamo trovato un partner che ha accolto il nostro approccio responsabile verso le industrie delle zone terremotate d’Italia. Io, inoltre, ho sempre un occhio indirizzato verso nuovi paesi con cui poter lavorare. Ci sono incredibili artigiani in tutto il mondo, e il nostro scopo è quello di replicare il nostro modello in tutto il mondo.

Fotografie: Crafted Society 

 

Is it possible to combine luxury, social responsibility and Italian craftmanship? «Of course yes!» says Martin Johnston, English entrepreneur and founder of Crafted Society. We are talking about a fashion start-up, born with the ambition to become a leader in the “New Luxury” category, without missing three basic principles: quality, tradition and responsibility.

Snap Italy interviewed Martin Johnston, who has talked about his work and his ideas of luxury and Italian craftmanship.

Here is what he told us…

After an extensive experience, why Martin Johnston decided to start this new project?

Both my wife and I have long harboured ambitions to start our own brand, to develop a project close to our own hearts and family values. We wanted to combine our years of experience and develop a brand which catered to all of our passions in terms of product aesthetic and quality yet combined our desire to help give back to society. Sometimes if you can’t find something that you truly believe in, you have to have the courage to go out and build it yourself.

Why Martin Johnston and his wife chose Italy and our artisans?

Our love affair with Italy goes back to when we were both children – it has been ingrained in us both and now in our children too. We love the country, culture, people, language, food, and style of Italy. We just knew we had to start in Italy. From that decision day back in mid-2015 when we decided to follow our own dreams, we knew exactly what we wanted to produce: the best, highest quality, artisan-made, luxury products. We wanted to find the “mythical” artisans – mythical because almost all luxury brands talk of them, but do not reveal who they are. We asked them all one very simple question. What is the biggest challenge facing your business today and in the future. The answer was unanimous: every one of them is struggling to identify, train and develop the next generation of future artisans.

Sometimes it seems impossible to combine luxury and ethics. What is your secret?

Impossible only exists when no body tries to challenge convention. No one has tried to put luxury, ethics and social impact all together before and market it in a new, unconventional way. Upon learning of the artisans single biggest challenge, we researched the root cause. This is as complex as it is simple… The skills of the craftsman are in real danger of disappearing. Luxury as we know it, is traditional by default. By combining our products with our ethics and then adding a social impact component to platform our artisans and support them in the challenge to find their next apprentices, our brand has a real, authentic purpose. So not only do we produce everything today in Italy, we source our certified raw materials and packaging with Italian business, we also give back to charity organisations based in Italy who help us execute the impact we wish to deliver and ensure we help promote craftsmanship towards the next generation of aspiring individuals. We have partnered with both the Fondazione Cologni in Milan and with Inter Campus, the charitable arm of FC Inter Milan to help with our impact objectives.

How did your audience react to this new project?

It is still early days, but the reaction from our first buyers, press and industry peers has been truly fantastic. The product quality stands out, the skill of the craftspeople behind us really shines through. The cause is seen as noble and courageous but like our journalist friend in the USA, Afdhel Aziz, said with his new book: Good is the new cool! It is never easy being the first, but stay true to your purpose and continue to focus on people and our planet ahead of a profit only focus.

What does “Made in Italy” mean for you and your brand?

“Made in Italy” is having a controversial time and has definitely seen better times. A major reason for the current struggles of the label is the lack of a governing body or owner who demands full and open transparency towards its usage. For us however, it represents something magical, that is understood around the world. We are just adding the transparency part. We want people to know who we work with, we are proud of all of our Italian partners from the Craftsmen and women of our finished goods, to the artisans who make our packaging… they are all the best at what they do and have mastered their craft! Our goal is to maintain a Crafted Society where appreciation for excellence and beauty continues to go hand in hand with craftsmanship.

What are Martin Johnston’s projects for the future?

We are busy now with our new category development. We will be launching bags and small leather goods later this year and have found a partner who has adopted our socially responsible approach to the industry based in the hardest hit earthquake region of central Italy. Besides, I always have an eye on our next country to start working with, for there are amazing artisans all over the world and our goal is to replicate our model around the world.

Raffaella Celentano

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