Linda Cerruti, la “reginetta del sincro” si racconta

Linda Cerruti

30 giugno 2017 • Sports • Di: • Visto: 737

«Per una sincronetta avere spirito di squadra e ritmo nelle vene è di fondamentale importanza, bisogna sincronizzarsi con la musica oltre che con le compagne» – Linda Cerruti

Questa settimana la nostra rubrica di sport ospita la “reginetta del sincro”. Stiamo parlando di Linda Cerruti (pagina FB), giovane atleta professionista del nuoto sincronizzato. La sua è una storia d’amore per l’acqua, coltivata fin dalla tenera età, e cresciuta negli anni. Una passione, la sua, che l’ha portata a raggiungere le vette del nuoto sincronizzato. La partecipazione alle Olimpiadi di Rio dello scorso anno, è stato uno dei momenti più emozionanti della carriera di Linda, così come l’assegnazione della medaglia di bronzo al valore atletico nel 2015. Insomma, Linda è una ragazza che, per la sua giovane età ha già avuto molte soddisfazioni, grazie ad allenamenti duri, un talento innato e un impegno costante.

Linda Cerruti
L’abbiamo intervistata per voi, facendoci svelare anche qualche piccolo segreto del mestiere. Leggete cosa ci ha raccontato. 

Come e quando è iniziata l’esperienza di Linda Cerruti nel nuoto sincronizzato?
La mia esperienza con il nuoto sincronizzato è iniziata all’età di sei anni, quando, dopo aver imparato a nuotare nella scuola nuoto della piscina di Loano, ed essere diventata “squalo cuffia rossa”, un’allenatrice, aprendo il settore del nuoto sincronizzato, mi propose di andare a provare. Fu subito amore! Con il nuoto invece iniziai molto prima, una manciata di mesi dopo i galleggiamenti nel pancione della mamma ero già con i braccioli.

Eri solo una bambina. Che ricordi hai di quel primo periodo, di quei primi allenamenti?
Ero ancora molto piccola, ma ricordo che quegli allenamenti per me erano puro divertimento, stare a “giocare” e prendere confidenza con l’acqua era la cosa che più mi piaceva fare: non ho mai avuto paura dell’acqua. Io vengo da un paese che si affaccia sul mare e quando mamma e papà mi portavano in spiaggia, a pochi mesi, ed ovviamente non sapevo ancora né camminare né nuotare, mi raccontano che gattonavo fino al mare per stare in acqua. Ricordo anche che quando andavo alle scuole elementari la punizione più grande che mi si potessero dare era “se continui così oggi non vai in piscina”!

Quanto tempo questo sport ha portato via alla tua vita privata, soprattutto scolastica?
Il nuoto sincronizzato è uno sport che richiede tanto tempo e tante ore di allenamento, in qualsiasi categoria. Fin da quando ero piccola gli allenamenti occupavano la maggior parte dei miei pomeriggi dal lunedì al sabato, portando via gran parte del mio tempo libero. Per fortuna la maggior parte delle amiche con cui uscivo erano le “compagne di sincro”, quindi ci si divertiva insieme in piscina.

Una volta entrata nel giro della nazionale la cosa è diventata sempre più impegnativa e ha iniziato a portar via tempo anche alla scuola. I periodi di ritiro con la nazionale durante l’anno non mi permettevano né di andare a scuola la mattina né di studiare il pomeriggio, visto che 8-10 ore al giorno erano dedicate agli allenamenti. Gioco forza l’unico momento della giornata in cui poter studiare era diventata la sera, dopo cena, e addormentarmi sui libri, era diventata la regola.

Che cosa ama Linda Cerruti del nuoto sincronizzato?
La poliedricità, la versatilità. Per essere una brava sincronetta non devi solo essere capace di nuotare, ma avere anche buona galleggiabilità, espressività, forza, esplosività. Devi saper fare talmente tante cose insieme, che alla fine hai sempre qualcosa da migliorare. Di conseguenza alla mattina ti svegli sempre determinata, con un obiettivo ben preciso da raggiungere.

Quanto è importante per una sincronetta come Linda Cerruti avere spirito di squadra e ritmo nelle vene?
Per una sincronetta avere spirito di squadra e ritmo nelle vene è di fondamentale importanza, bisogna sincronizzarsi con la musica oltre che con le compagne. Entrambe si possono acquisire e migliorare con l’allenamento. Lo spirito di gruppo poi viene anche un po’ da sé, allenandosi insieme tutto l’anno e coltivando gli stessi sogni. Il nuoto sincronizzato è uno sport dove anche la collaborazione è veramente importante perché aiutandosi l’una con l’altra ci si può migliorare a vicenda e si può crescere insieme come squadra.

Come comunicano le sincronette sott’acqua?
Innanzitutto colgo la palla al balzo e rispondo a una domanda che spesso fanno a noi sincronette, ovvero se sentiamo la musica sott’acqua. La risposta è “sì”, ci sono dei ripetitori subacquei tramite i quali si riesce a sentire la musica sott’acqua. Oltre a questo per andare a tempo, le sincronette sott’acqua comunicano tramite dei piccoli versi tipo “mmh” oppure con dei gesti con i quali ci capiamo tra di noi.

Come si svolge la settimana di allenamento di Linda Cerruti?
La mia settimana prevede sei giorni di allenamento, dal lunedì al sabato, ed un giorno di riposo, la domenica. Gli allenamenti iniziano la mattina presto, alle 7.30. A volte si entra subito in acqua mentre in altre occasioni si comincia con la palestra. Finiscono poi alla sera, verso le 19. A pranzo sono previste 2 ore di pausa, quindi generalmente alle 13 si esce dall’acqua e alle 15 si rientra. Il mercoledì, essendo a metà settimana, prevede un unico allenamento concentrato per avere un po’ di riposo al pomeriggio quindi iniziamo alle 7.30 e finiamo alle 14; il sabato varia di settimana in settimana ma generalmente ci si allena solo mezza giornata e quindi dalle 7.30 alle 12/12.30.

Un allenamento tipo prevede una parte di attivazione fuori dall’acqua con una seduta di palestra, un po’ di stretching e si entra in acqua; il riscaldamento in acqua è basato su un programma di nuoto misto a vasche e di esercizi tecnici specifici per il nuoto sincronizzato, poi si parte con il lavoro sui vari esercizi, cura del gesto e ricerca della perfezione con l’aiuto anche di una televisione a bordo vasca grazie alla quale possiamo subito rivederci.

Quali sono i successi di cui vai più fiera?
Non è facile scegliere i successi di cui vado più fiera, perché ogni medaglia ed ogni piazzamento al di là delle aspettative ti dà delle emozioni diverse, che ti porti dietro e diventano un mattoncino, una parte di te. Ad ogni modo se devo scegliere, ne scelgo tre. Il primo è il piazzamento (6°) nel singolo agli Europei di Budapest 2010. Era la mia prima gara tra le grandi, avevo 16 anni e dovevo fare il singolo. Io, di fronte ad una piscina piena di telecamere e spettatori, con la febbre. Ricordo ancora che nel riscaldamento pre gara ero stanca, agitata, pensierosa, tesa, spaventata. Alla fine del riscaldamento mi tolsi gli occhialini ed il tappa-naso, mi sedetti a gambe incrociate a bordo vasca e scoppiai in un pianto quasi isterico, che allo stesso tempo fu liberatorio e mi diede una carica incredibile. È lì che cominciò tutto.

Il secondo è sicuramente il bronzo europeo di Londra dello scorso anno, una gioia indescrivibile. Dopo mesi e mesi passati con le mie compagne tra sacrifici e allenamenti, quel successo è stato un toccasana. È stata la conferma che con determinazione, serietà e continuità, i risultati arrivano.

Il terzo, ma primo in quanto a emozioni, è il quinto posto alle Olimpiadi di Rio nel doppio con Costanza Ferro. Ricordo ancora l’estate del 2004, le vacanze in montagna con la mia famiglia e, la sera, le Olimpiadi di Atene alla televisione. Era fin da quell’estate che ripetevo a mio fratello: “Quando divento grande, voglio andare lì con la mia amica Costanza”. Essere in pedana, sopra quei cinque cerchi, tredici anni dopo, ed esserci con “la mia amica Costanza”, è stato un sogno che si avverava.

Linda Cerruti

Parlando appunto delle Olimpiadi di Rio 2016: cosa ci racconti di questa esperienza? 
Atmosfera bellissima, indescrivibile, una festa dello sport a 360° gradi. Nella mensa del villaggio olimpico capitava di sedersi di fianco a vere e proprie leggende dello sport mondiale. Ricordo un pranzo di fianco a Rafael Nadal, la leggenda della terra rossa. O, un’altra volta, sovrappensiero, quasi non mi accorsi di Bolt che stava passeggiando per il villaggio.

Poi Rio de Janeiro è una città speciale. Dopo le Olimpiadi andai a visitare la favela da Rochina, a nord est di Le Blon, nonché la più grande favela della città con oltre 150.000 persone che vivono in condizioni disumane, che per noi “occidentali” non sono neanche immaginabili. Penso sia la fotografia delle contraddizioni di Rio: in quell’ecosistema marcatamente al di sotto del minimo sindacale della dignità umana, c’erano anche sorrisi di bambini a trentadue denti, aquiloni che svolazzano nel cielo e donne felici danzanti che regalavano allegria solo a guardarle.

Mi porto via due immagini da quell’esperienza: i cinque cerchi olimpici disegnati sulla pedana di ingresso, di fronte ad uno stadio gremito, e lo skyline che si può apprezzare dal Cristo: una vista mozzafiato. Qualche giro per il mondo incomincio ad averlo fatto, ma non ho mai visto nulla di simile.

Singolo, duo, squadre e combinato a squadre: quale specialità preferisce Linda Cerruti?
La specialità che preferisco è sicuramente il Duo. È fuori discussione che nella scelta influisca molto il mio rapporto con Costanza, che ormai è come una sorella.

Nel 2015 hai ottenuto anche la Medaglia di bronzo al valore atletico. Bella soddisfazione, no?
Sì, la medaglia di bronzo al valore atletico conferitami dal Coni mi ha reso orgogliosa e, se possibile, mi ha responsabilizzato ancora di più nella mia missione di “ambasciatrice italiana” in giro per le piscine di tutto il mondo.

Linda Cerruti è riconosciuta come “reginetta del nuoto sincronizzato italiano”. Cosa vuoi dire ai tuoi tifosi?
Sono contenta di questo appellativo e voglio spendere due parole per ringraziare tutti i tifosi che sui vari social network mi scrivono quotidianamente. Grazie mille per il vostro supporto, è un onore per me essere un esempio per tante bambine che si affacciano a questa disciplina. E non nego che il calore che mi dimostrate ad ogni campionato italiano, sia uno stimolo per continuare a crescere, e a migliorarmi: grazie, grazie, grazie !

Quanto piace ad una sincronetta nuotare?
Il nuoto per una ragazza che fa nuoto sincronizzato è necessario ma non sufficiente. E, come tutte le cose necessarie ma non sufficienti, dopo un po’ annoia. Insomma, penso di avere con il nuoto lo stesso rapporto che ha un calciatore con la corsa: dopo aver fatto quattro o cinque volte i mille, i giocatori sentono il bisogno di toccare il pallone. Allo stesso modo io ho bisogno di accendere la musica e iniziare a danzare nell’acqua.

Abbiamo detto che la musica per una sincronetta è molto importante: quali sono canzoni preferite di Linda Cerruti, sia dentro che fuori dall’acqua?
In acqua mi piace molto muovermi sulle note di un grande pianista e compositore italiano che è Ludovico Einaudi. D’altronde, come fa una ragazza che passa la sua vita in acqua a non innamorarsi di un artista che ha dedicato una composizione alle onde?! Fuori dall’acqua, invece, mi piacciono molto i Coldplay, Snow Patrol e Ed Sheeran.

Ultima domanda: cosa pensa Linda Cerruti del non riconoscimento dello status di professioniste per le donne nello sport italiano?
Il mio pensiero è molto chiaro: penso che sia ridicolo. Come ridicole ritengo essere tutte le forme di discriminazioni che si basano sul sesso. E, attenzione, non la ritengo solo una questione di titoli, bensì soprattutto di tutele: essere professioniste permetterebbe di accedere alle garanzie previdenziali, sanitarie e contrattuali. Questa discriminazione si aggiunge ovviamente anche alla questione economica. In materia c’è stata anche una Risoluzione del 2003 del Parlamento Europeo, alla quale l’Italia però non si è mai adeguata.

Voglio cogliere l’occasione per ringraziare la Marina Militare italiana che mi permette di svolgere la mia attività da professionista a tutti gli effetti e, oltre al lato economico e sportivo, si è dimostrata attenta anche al lato umano, standomi vicino e instaurando un canale quotidiano di supporto e confronto. GRAZIE!

Foto: https://www.facebook.com/lindacerrutiofficial/

Chiara Rocca

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