Leonardo Pietra Caprina: «Il canottaggio tra sacrificio e gioia»

Leonardo Pietra Caprina

11 ottobre 2017 • Sport • Di: • Visto: 828

«Il canottaggio non è uno sport molto conosciuto in Italia; è un peccato, perché ti insegna sani principi e veri valori di cui andare fieri.» – Leonardo Pietra Caprina

Un giovane atleta pieno di grinta e di passione si è raccontato a noi di Snap Italy. È Leonardo Pietra Caprina (FB), componente della nazionale azzurra di canottaggio. Ha solo vent’anni ma ha già partecipato a sei mondiali e l’anno scorso è diventato campione del mondo Under 23. Leonardo Pietra Caprina è un atleta che non si arrende e il suo sogno sono le prossime Olimpiadi.

Ecco cosa ci ha raccontato.

Cosa vuol dire per te canottaggio?
Per me canottaggio significa sacrificio, gioia, emozioni e tutto quello che un atleta può desiderare. È uno degli sport più belli, anche se purtroppo non è ancora ai livelli come quelli del calcio, del nuoto o di pallavolo.

Cosa ti piace del team work?
Siamo un gruppo molto unito, ci vogliamo bene e andiamo d’accordo. Il forte spirito di squadra che abbiamo è una cosa che reputo fondamentale: se hai quello stai già un passo avanti rispetto ai tuoi avversari.

Cosa cambierebbe Leonardo Pietra Caprina del suo percorso sportivo?
L’argento che ho perso per un millesimo sulla Germania al mio mondiale! No, dai scherzo. Sinceramente non cambierei niente. Ci sono stati momenti che mi hanno fatto crescere sia come persona che come atleta e sono stati quelli che poi in gara mi hanno fatto fare la differenza.

Leonardo Pietra Caprina

Qual è stato l’allenatore più importante che hai avuto?
È stato il mio primo allenatore ai tempi di quando abitavo a Firenze, si chiama Gigi. Lui mi ha messo in barca per la prima volta, mi ha insegnato a remare, mi ha fatto crescere molto e non ha mai smesso di credere in me. Se sono arrivato dove sono adesso, lo devo anche a lui.

Raccontaci dei tuoi ultimi mondiali.
Sicuramente i miei ultimi mondiali sono stati quelli più importanti. Quest’estate in Bulgaria mi sono confermato campione del mondo, dopo cinque anni che ci provavo. Il destino ha voluto che vincessi il mio primo mondiale proprio dove lo ha vinto, sempre per la prima volta, mio fratello Lorenzo. È stato emozionante e anche se abbiamo dominato la gara dalla prima fino all’ultima palata, non riuscivo a crederci. Cantare l’inno della nazione e aver portato il tricolore italiano sul tetto del mondo mi ha inorgoglito moltissimo.

Quale competizione è rimasta più nella memoria di Leonardo Pietra Caprina?
La competizione che mi è rimasta più a cuore, anche se l’oro è una delle cose più belle che ti possa capitare da atleta, è sicuramente questo ultimo mondiale, svoltosi in Florida. È stato incredibile. Quante emozioni parlandone anche adesso! È stato il mio sesto mondiale, ma non avrei mai e poi mai immaginato di provare certe emozioni. Credevamo in noi stessi, avevamo fiducia nelle nostre potenzialità, ma davanti ad atleti finalisti olimpici siamo sempre stati molto umili. Abbiamo cominciato a crederci di più quando in batteria ci siamo qualificati primi davanti all’Inghilterra, oro olimpico a Rio 2016.

Per noi la finale A era già una grossa conquista. Gli ultimi 250 metri, quando io e i miei compagni abbiamo capito che potevamo portare a casa un validissimo terzo posto, abbiamo messo una marcia in più sull’Olanda che stava risalendo (bronzo alle Olimpiadi di Rio 2016) e ci siamo andati a prendere la nostra medaglia. Siamo molto contenti del risultato perché in soli tre mesi di allenamento siamo riusciti ad arrivare terzi a 0,04 centesimi dagli Stati Uniti (quarto posto a Rio 2016) e solo 2” secondi dalla Germania (vice campioni olimpici) che ha puntato tutto su quella barca. Sicuramente ci sarà da migliorare, ma questo bronzo sarà un punto di partenza per cose più grandi. “Per aspera ad astra”.

Pensi che in Italia il canottaggio abbia il dovuto seguito?
Purtroppo, come ho già detto, il canottaggio non è uno sport molto conosciuto in Italia. È un peccato per le emozioni che sa regalare. Purtroppo molta gente è rimasta ai fratelli Abbagnale, mostri sacri del canottaggio italiano. Credo che si debba fare di più a livello di sponsorizzazione per farlo conoscere anche ai più giovani. È uno sport che ti insegna sani principi e veri valori e considerando quello che si sente ai giorni d’oggi dopo ogni partita di calcio è una cosa rara di cui io ne vado fiero.

Qual è stato il luogo in cui hai “remato” con più piacere?
Non ho un luogo preferito in cui ho remato con più piacere. La mia prima società è stata la Canottieri Firenze, dove ho trascorso otto dei dieci anni della mia carriera sportiva. Là ho vinto i miei primi meeting, i miei primi campionati, ho ricevuto le prime convocazioni in nazionale e per questo ne avrò sempre un bel ricordo, anche per le persone che mi hanno accompagnato in questo mio percorso. Adesso vogo per la Canottieri Aniene. Non è facile cambiare società dopo dieci anni, ma mi hanno sempre fatto sentire a casa, come se fossi stato un loro atleta da sempre. Sono due società che ringrazierò per sempre, due società che mi porterò dietro per tutta la vita.

 

Com’è Leonardo Pietra Caprina al di fuori degli allenamenti?
Al di fuori degli allenamenti sono un ragazzo normale. Quando ho tempo esco, mi vedo con i miei amici e fortunatamente ho una ragazza che mi sta accanto. A lei devo tutto. Arrivati a questi livelli bisogna diventare bravi a dividere la propria carriera sportiva da quella privata. Spesso bisogna staccare un po’ per riuscire a dare il massimo in entrambe le cose.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
Anche se adesso sono in meritato riposo, non smetto mai di pensare ai prossimi obiettivi. Vorrei riconfermarmi campione del mondo Under 23 il prossimo anno. Per quanto riguarda i mondiali assoluti non voglio esprimermi. Si terranno in Bulgaria, quindi magari…

Il tuo sogno nel cassetto?
Il sogno nel cassetto, come ogni atleta, è indossare la maglia azzurra e partecipare alle Olimpiadi. Fortunatamente abbiamo dei tecnici validi che ci spronano a dare il massimo ad ogni allenamento, che credono in noi e non vedono l’ora di riuscire in questo progetto. Ci sono ancora tre anni, la strada è lunga, ma noi ci siamo. L’Italia c’è.

 

Foto: https://www.facebook.com/leonardo.pietracaprina

Chiara Famooss

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