Lavoro oggi: come cambia in Italia e nel mondo

lavoro oggi

9 ottobre 2017 • Business & Startup • Di: • Visto: 318

«Il lavoro oggi: cosa sta cambiando in italia e nel mondo tanto da travolgere completamente l’economia.»

Il mercato del lavoro oggi è in continuo movimento, e si modifica secondo le richieste delle diverse società. A seconda dei settori in espansione in ogni luogo del mondo, infatti, ci sono delle esigenze di specializzazione che magari non ci sono altrove. Lo stesso accade in Italia, dove la situazione è in continuo cambiamento e dove troviamo startup Italiane con una mentalità futuristica, impegnate su tecnologie innovative.

Se vediamo l’altro lato della medaglia di solito si è abituati ad ascoltare le lamentele sulla mancanza di lavoro. Ma è davvero così negativa la situazione? Dall’analisi delle procedure di recruiting e del tasso dei nuovi impiegati negli ultimi anni si può capire che il lavoro non manca, ma si modifica. Alcuni tipi di professionalità, legate al passato, stanno scomparendo, sostituite da nuove risorse. Peraltro molto spesso la sostituzione avviene anche in favore di macchinari altamente rispondenti ai nuovi stimoli.

Nuovi macchinari che modificano il lavoro umano

All’epoca della rivoluzione industriale, centinaia di migliaia di operai temettero di perdere il loro lavoro perché sostituiti dalle macchine. In questo momento storico, allo stesso modo, c’è una sorta di nuova rivoluzione industriale, per cui molti lavoratori possono essere rimpiazzati dalle intelligenze artificiali. Questo significa che coloro che svolgevano il lavoro in precedenza possono essere rimpiazzati da macchinari intelligenti. Tuttavia, sono comunque necessarie nuove figure professionali in grado di comprendere, programmare e gestire questi macchinari. Il punto è che sono necessari molti meno operatori rispetto a coloro che ricoprivano professioni tradizionali qualche tempo fa.

Il futuro del lavoro oggi sta dunque cambiando, perché si perdono le realizzazioni manuali e si prediligono quelle improntate alla costruzione di robot. Si stima, ad esempio, che negli Stati Uniti ci sia quasi il 50% dei lavori che potrebbe essere realizzato dalle macchine. Il cambiamento, tra l’altro, è dato anche dal fatto che le nuove mansioni non sono sostitutive di quelle vecchie. I nuovi impiegati, quindi, sono impiegati, ma in diversi settori o in tipi di lavori molto differenti.

Per questo si può parlare di una vera e propria sostituzione di professionalità, per cui non si trovano nuovi lavoratori per vecchie mansioni, ma si creano nuove mansioni apposite, per le quali poi ci sono delle nuove figure specializzate, del tutto diverse da quelle vecchie. A volte può capitare persino che la nuova mansione sia creata ancor prima che esistano dei professionisti in grado di svolgerla. Questi ultimi saranno appositamente formati solo in un momento successivo.

Startup italiane innovative

Tre le startup che lavorano su prodotti innovativi Made in Italy abbiamo:

  1. Archon: produtrice di particolari droni in grado di lavorare in squadra, facilitando così diverse tipologie di lavoro manuale, mansioni che, magari, in azienda sono considerati pericolosi;
  2. Play2Rehab: un rivoluzionario metodo, tramite app, che agisce sulla riabilitazione medica tramite una specie di videogioco con dispositivi di movimento del corpo avanzati. Un’app che rivoluzionerà il mondo del lavoro sanitario e medico;
  3. Xnext: grazie alla creazione di un sistema a raggi super x, precisamente raggi “Spectra” – che permettono di fare un’analisi molto completa degli oggetti in pochissimo tempo – con questa startup sarà possibile identificare in tempo reale le caratteristiche chimico-fisiche dei materiali.

È utile ricordare che di startup italiane che creano prodotti innovativi Made in Italy ne sono presenti tante altre.

I lavori che progrediscono

Un panorama del genere può allarmare la società e portarla a pensare che l’intelligenza artificiale possa sostituire in tutto e per tutto l’uomo. In realtà c’è tutta una serie di professioni che resistono ai cambiamenti del tempo. Principalmente queste professioni riguardano:

  • il mondo di internet, che porta anche al lavoro da fare casa;
  • il mondo sanitario;
  • i lavori culturali o artistici;
  • i lavori aziendali, che si sviluppano in un team.


I lavori su internet e riguardanti la rete, in effetti, non possono essere sostituiti da intelligenze artificiali, per il semplice fatto che sono già parzialmente legati a delle macchine. Tutti i lavori che si svolgono sul web, per esempio, sono legati al computer e alla diffusione più o meno capillare di internet nel mondo. Dietro, però, serve la figura umana che crea un prodotto, lo commercializza, lo pubblicizza, se ne occupa e lo gestisce in toto.

Le professioni sanitarie non possono essere rimpiazzate dalle macchine per lo stesso motivo. Macchinari di altissima tecnologia aiutano già i medici e i ricercatori a salvare vite umane o a fare importanti scoperte. La mano dell’uomo, però, deve coadiuvare necessariamente la tecnologia per farla funzionare. I lavori che hanno a che fare con l’arte, la cultura e la creatività sono senza dubbio i più duri a morire. Le intelligenze artificiali, in effetti, possono “solo” aiutare nelle scoperte e nella progressione di alcune intuizioni (si pensi alle macchine che stanno cercando di decifrare i papiri di Ercolano grazie alla struttura europea per la luce di sincrotrone a Grenoble).

Infine, i lavori di squadra, soprattutto quelli commerciali, non possono essere sostituiti completamente dalle macchine perché queste ultime, per quanto intelligenti e simili all’umano, non sono in grado di ricreare rapporti interpersonali. Per questo non possono ispirare fiducia a un potenziale cliente o creare relazioni all’interno di una squadra.

Come salvare l’uomo dal cambiamento del mercato del lavoro oggi

Il problema del cambiamento del mercato del lavoro oggi, tuttavia, si ripercuote anche sul reddito. Se ci sono delle figure più specializzate da ricercare, che possono guidare un sistema di macchine, è ovvio che ci saranno nel complesso meno figure impiegate nei ruoli intermedi. Come sostenere, allora, la vita di quelle persone che non possono essere più impiegate?

Secondo il saggista Martin Ford è probabile che i governi delle nazioni debbano farsi carico del sostentamento di tutte quelle persone che risentono del cambiamento del lavoro. Un’idea potrebbe essere quella di elevare i sussidi di disoccupazione a veri e propri “redditi di cittadinanza”. Il compito degli stati, quindi, è quello di stabilire una soglia minima di tolleranza sotto la quale si vive ufficialmente in povertà. Il reddito di tutte quelle persone che non riescono più a lavorare, perciò, non deve essere inferiore a quella soglia.

In questo modo si possono separare i concetti di lavoro e di reddito e si può garantire maggiore dignità a intere categorie sociali altrimenti dimenticate.

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