La pazza gioia: la Toscana di Paolo Virzì

La pazza gioia

6 aprile 2017 • Cinema & TV - Web • Di: • Visto: 1416

«E’ il film che ha trionfato ai David di Donatello ed è tutto girato in Toscana: da Viareggio a Montecatini, ecco le locations più belle de La pazza gioia»

Non solo Miglior regia, Miglior film o Migliore attrice protagonista, ai David di Donatello 2017 (leggi il resoconto della serata) La pazza gioia avrebbe dovuto vincere anche il premio per Migliori locations alla Toscana. Paolo Virzì con questo film torna infatti a girare nella sua amata regione, da sempre teatro del suo cinema più autentico e personale, e proprio nelle sue sconfinate campagne vi ambienta un film sui confini incerti tra gioia e dolore, dramma e commedia, pazzia e normalità.

Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti danno volto e corpo a Beatrice e Donatella, due donne totalmente agli antipodi, ospiti di una comunità per donne con disturbi mentali. Le due protagoniste nel film costruiscono presto una imprevedibile amicizia, condividendo una fuga strampalata e toccante alla ricerca di un po’ di felicità in quel manicomio a cielo aperto che è il mondo dei sani (qui la nostra recensione del film).

Una fuga alla Thelma e Louise girata tra Livorno, Viareggio, Montecatini Terme, Campi Bisenzio, Capannori e la provincia di Pistoia. Tutti luoghi che il regista livornese conosce bene e che hanno formato non solo la sua vita, ma anche il suo cinema. Da sempre infatti il regista parla della sua terra come di una specie di mondo a sé, un luogo in cui trovare vari tipi di vita, da quella degli operai di Piombino a quella delle discoteche della Versilia, fino alle ville lucchesi. La pazza gioia esalta tutti questi aspetti della Toscana e ne onora anche il talento degli artisti e delle maestranze coinvolte nel cast tecnico ed artistico, supportato inoltre dal lavoro della Toscana Film Commission.

Tutto nasce da Viareggio, dove nel 2015 il regista e sua moglie, Michaela Ramazzotti, si recano per una specie di sopralluogo durante il Carnevale e dove, affidandosi a comparse locali, finiranno per girare una delle sequenze più emozionati del film. «Ho scelto Viareggio perché l’ho sempre trovata una città stupenda dal punto di vista scenografico e trovo che sia perfetta per dare quella commistione di sensazioni della terra versiliese: gioia e divertimento durante l’estate ma anche profonda depressione e malinconia che dà il mare nel periodo di autunno ed inverno» ha spiegato il cineasta.

Successivamente la troupe si sposta sul lungomare di Marina di Pietrasanta, nella discoteca Seven Apples, che diventa il luogo del dramma ma anche del divertimento delle due protagoniste. La location più bella però è sicuramente la spettacolare villa dove le due si incontrano per la prima volta, ospiti della comunità terapeutica che il regista ha voluto ricreare in quel luogo. La tenuta prende il nome di Villa Mansi di Segromigno in Monte, frazione di Capannori in provincia di Lucca, nel film chiamata Villa Biondi. «È un luogo inventato sulle colline di Pistoia, ricostruito in una tenuta agricola abbandonata, un posto accogliente dove trovare un riparo dalla ferocia del mondo» ha spiegato Virzì. «Quando abbiamo girato eravamo circondati da una trentina di attrici professioniste, mescolate ad altre che venivano dal Dipartimento di salute mentale di Pistoia, nel cui centro diurno si fanno anche attività teatrali. Ecco, la Villa Biondi de La pazza gioia è un po’ vera e un po’ sognata, rappresenta l’idea di un posto travagliato, eppure carico di energia vitale».

Da buon livornese Virzì non poteva non includere la sua città natale, e come già in Ovosodo, anche ne La pazza gioia Livorno la bella fa la sua comparsa, così come Montecatini e le sue Terme. Durante la loro avventura, le due protagoniste passano anche per un centro commerciale, quello de “I Gigli”, enorme complesso architettonico della zona industriale di Capalle, nel comune di Campi Bisenzio. Una bellissima scena è stata girata nel Vivaio Tesi di Pistoia, mentre tantissime sono le ville toscane che le nostre due eroine vedono correre lungo le srade della Versilia.

Secondo il regista ogni posto della Toscana ha un suo valore narrativo: Viareggio, tra il Carnevale, il lungomare e l’ospedale, è il luogo delle illusioni e della solitudine; Marina di Pietrasanta e la discoteca Seven Apple il posto del divertimento e della svolta, mentre Montecatini Terme quello della scoperta; il centro commerciale a Campi Bisenzio rappresenta la libertà e il mondo che si è state costrette a lasciare, mentre Villa Mansi a Capannori, dove le due rubano perfino una decappotabile rossa, rappresentano un passato da lasciarsi alle spalle.

«L’intero film è una specie di mappa poetica della Toscana», ha dichiarato Virzì, che in questo film non ci ha messo solo la storia di due donne fragili e forti allo stesso tempo, ma anche un po’ di sé stesso, della sua vita e della sua amata Toscana.

Serafina Pallante

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