Intervista a Michelangelo Albertazzi, “Top Gun” dell’Hellas

Michelangelo Albertazzi

5 maggio 2017 • IN EVIDENZA, Sports • Di: • Visto: 2983

«Giovane, con la testa sulle spalle e pieno di passioni. Parliamo di Michelangelo Albertazzi, uno dei difensori più promettenti del panorama italiano, che Snap Italy ha intervistato in esclusiva per voi!»

Un ragazzo sempre pronto al duro lavoro, oltre che uno spirito dalle mille passioni, deciso a mettersi in gioco non solo in mezzo al campo. Stiamo parlando di Michelangelo Albertazzi. Ex calciatore del Milan e attualmente difensore dell’Hellas Verona.

Ma lasciamo che sia lui a raccontarsi…

Michelangelo Albertazzi

Come e quando nasce la passione di Michelangelo Albertazzi per il calcio?
La mia passione per il calcio nasce, per caso, quando avevo circa 7 anni. Un giorno mio padre mi ha portato in un centro sportivo di Bologna dove giocava il figlio di un suo amico. Da lì ho cominciato ad appassionarmi a questo sport, anche se non avevo la minima idea che sarebbe, un giorno, diventato una delle mie più grandi passioni, nonchè il mio lavoro. Dopo 2 anni e mezzo circa sono stato preso nella squadra giovanile del Bologna, dove giocavo con i ragazzi di un anno più grandi di me.

Gli anni al Bologna sono stati importanti per la tua successiva esperienza al Milan?
Cominciando a far parte di una squadra professionistica, oltre che squadra della mia città, per la quale tifo, ho cominciato da subito a prendere molto seriamente questo “gioco”. A 14 anni è arrivata la prima convocazione in Nazionale con l’Under 16, e ricordo come fosse oggi l’emozione nell’aprire la lettera di Convocazione proveniente dalla FIGC e nell’entrare per la prima volta a Coverciano. 

Questo per dire che il Bologna mi ha sicuramente dato la possibilità di farmi conoscere in giro per l’Italia e la Nazionale di farmi conoscere in giro per l’Europa. Infatti dopo il mio primo Campionato Europeo Under 17 in Germania  all’età di 15 anni, dove ho incontrato Theo Walcott, sono arrivate diverse richieste da società italiane e straniere, in particolare dall’Arsenal.  Ho deciso comunque di rimanere nella mia Bologna, perchè a 15 anni ritenevo giusto proseguire la mia crescita personale e calcistica a casa mia, con la mia famiglia e i miei amici vicini.  In questo modo ho avuto la possibilità di allenarmi e far parte della prima squadra del Bologna, confrontarmi con il calcio professionistico già da molto giovane, e imparando quindi tantissimo.

Michelangelo Albertazzi

Al Milan sei entrato in contatto con professionisti di alto calibro, che cosa ha imparato Michelangelo Albertazzi da loro?
A 16 anni sono passato al Milan, facevo parte della squadra Primavera ma molto spesso mi allenavo e prendevo parte ad amichevoli e tornei con la Prima Squadra. Perciò ho avuto la possibilità di allenarmi con giocatori come Maldini, Nesta, Seedorf, Ronaldo e tanti altri. Era il 2008, e il Milan aveva appena vinto la 7° Champions League.
In generale da questi campioni ho imparato tanto a livello calcistico, ma anche a livello personale. Mi ricordo in particolare gli esempi e i consigli di Seedorf e Maldini, che non avevano bisogno di tante parole per essere dei leader. Bastava guardarli negli occhi, osservarli nei loro comportamenti, per percepire la loro personalità e la loro integrità come calciatori e soprattutto come persone.

Poi c’è stata l’esperienza spagnola. Che ricordo hai e quanto pensi sia diverso il calcio spagnolo da quello italiano?
Il calcio spagnolo è molto diverso. Loro danno molta importanza all’intensità e alla fase offensiva. Questo viene allenato e ricercato costantemente. Nel precampionato in un mese e 10 giorni, abbiamo fatto circa 15 partite amichevoli. In generale poi durante l’anno gli allenamenti sono brevi ma molto molto intensi, e anche il lavoro atletico si fa con la palla.
Una cosa che mi è rimasta impressa è che dopo aver fatto una settimana così intensa di allenamenti, si arrivava comunque alla partita con una grande spensieratezza, e il prepartita veniva vissuto da tutti con grande serenità e tranquillità. Il lato negativo del calcio spagnolo invece, è la gestione e la tutela dei calciatori e delle società.

Sei un giocatore molto duttile, hai ricoperto diversi ruoli. In quale pensi che Michelangelo Albertazzi esprima al meglio le proprie potenzialità?
Il mio ruolo ideale penso sia quello di difensore centrale, anche se in quasi tutte le Nazionali giovanili, fino all’ Under 19, e anche in serie A e serie B, ho praticamente sempre giocato da terzino sinistro.

A quale calciatore ti ispiri?
Il mio punto di riferimento è sempre stato Paolo Maldini, sia come calciatore, sia come persona. Il suo comportamento era sempre impeccabile dentro e fuori dal campo. A me ha sempre dato questo senso di persona vera e integra, che non aveva bisogno di apparire o di mettersi in mostra. A lui interessava fare ed essere un esempio concreto. Questo penso che lo abbia dimostrato anche negli ultimi anni, decidendo di non rientrare nella società del Milan per aver un ruolo qualsiasi o stare agli ordini di qualcuno.

L’esperienza in nazionale non è stata da meno. Hai partecipato anche ai mondiali Under 20, nel 2009. Che ricordo ha Michelangelo Albertazzi di quel periodo? 
L’esperienza in Nazionale è stata meravigliosa. Ho avuto la possibilità e l’onore di partecipare a tanti Campionati Europei, vari Under 17 e Under 19, e a tante altre competizioni  indimenticabili in giro per il mondo. Tra queste ricordo in primis i Giochi del Mediterraneo a Pescara dove abbiamo vinto la medaglia d’argento, e il Campionato Europeo Under 19 in Repubblica Ceca, dove anche qui abbiamo vinto la medaglia d’argento in finale contro la Germania dei vari Toni Kroos e Müller, ottenendo cosi la qualificazione per il Campionato del mondo Under 20 del 2009 in Egitto.

Di quel periodo ho ricordi bellissimi, che porterò sempre con me, come l’emozione e l’onore di rappresentare la mia Nazione in una competizione di massima importanza, davanti a 82.000 persone presenti allo stadio, più tutte quelle che seguivano le partite in diretta tv. Così come porterò sempre con me gli esempi di impegno, umiltà, dedizione al lavoro, e rispetto dei valori, che alcuni mister in particolare, come Francesco Rocca, mi hanno trasmesso in quegli anni. Infatti non penso sia una caso che in tre competizioni cosi importanti a livello Europeo e Mondiale, abbiamo ottenuto due medaglie d’Argento e il miglior piazzamento per quanto riguarda la Nazionale Italiana Under 20 in un Campionato del Mondo.

Ma oltre ad essere un ottimo calciatore, Michelangelo Albertazzi è anche un ragazzo dalle mille passioni. Spiegaci il soprannome “Top Gun”.
Questo soprannome viene dalla mia grande passione per il volo. Non è stato per niente facile conciliare studio, passioni e lavoro, ma ho sempre cercato di coltivarle e mantenerle attive, oltre a giocare a calcio. La passione per il volo l’ho sempre avuta, ma è sbocciata in particolare quando mi sono trasferito a Milano a 16 anni, e ho iniziato a studiare Aeronautica, prendendo il diploma di scuola superiore da Perito Aeronautico Indirizzo Piloti, e di conseguenza i primi brevetti come quello di pilota privato. Negli anni ho poi conseguito varie abilitazioni come l’abilitazione ad aerei plurimotore e l’abilitazione al volo notturno e ora sto studiando per ottenere il brevetto ATPL di Pilota di Linea. Il volo è una cosa stupenda, ti da un grandissimo senso di libertà e ti permette di vivere emozioni uniche.

So che i tuoi genitori hanno avuto un ruolo molto importante nella tua formazione, ti hanno sempre sostenuto. Cosa ti senti di dire loro?
I miei genitori sono stati sempre un punto di riferimento per me e per la mia crescita. Li devo ringraziare tanto per avermi insegnato e cresciuto con i valori più semplici e veri della vita. A loro è sempre interessata in primis la mia crescita come ragazzo e come persona. Hanno sempre fatto di tutto per mettermi nelle condizioni migliori per poter fare quello che era più giusto per me. Sono orgoglioso di loro.

Michelangelo Albertazzi

Quale consiglio dà Michelangelo Albertazzi ai più giovani che si affacciano con grandi speranze al difficile mondo del calcio?
Ai ragazzi che si affacciano a questo mondo mi sento di dire di approfittare di tutte le cose positive che può insegnare il calcio, come lo stare con gli amici, condividere con loro un obbiettivo di squadra, e imparare a raggiungerlo con lealtà e rispetto degli altri, delle regole e degli avversari. Ma soprattutto mi sento di dire loro di prenderlo come un gioco, fatto sì con grande serietà, impegno e sacrificio, ma pur sempre un gioco.

Chiara Rocca

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