Giapponizzati. Racconti di un viaggio di moda al Castello di Santa Severa

Giapponizzati

9 novembre 2017 • Fashion & Lifestyle • Di: • Visto: 199

«L’arte e la moda ispirate al Sol Levante fanno il loro debutto al Castello di Santa Severa con la mostra Giapponizzati. Racconti di un viaggio di moda»

È stata inaugurata lo scorso 26 ottobre, al Castello di Santa Severa (le cui sale sono state appena restaurate), la mostra Giapponizzati. Racconti di un viaggio di moda (sito web), kermesse a cura di Stefano Dominella. Si tratta di un percorso nella storia dell’arte e della moda italiana il cui filo conduttore è il Giappone, o meglio il fenomeno culturale del giapponismo e la sua influenza sul costume.

L’esposizione (che durerà fino al 15 gennaio 2018) è stata realizzata sotto l’egida della Regione Lazio e del presidente Nicola Zingaretti, di LazioCrea e con il contributo dell’Assessorato Formazione, Ricerca, Scuola, Università e Turismo guidato dal vicepresidente Massimiliano Smeriglio. In mostra, accanto a kimono, obi e hakama (la gonna-pantalone in origine utilizzata solo dagli uomini e oggi apprezzatissima anche dalle donne) provenienti da collezioni private, spiccano vari costumi teatrali conservati a lungo negli archivi storici del Teatro dell’Opera di Roma e di Annamode Costumes, e le proposte di stilisti affermati, designer internazionali e giovani talenti, tutti chiamati a dimostrare quanto il giapponismo sia un fenomeno attuale e di tendenza.

Insomma, che siate amanti della cultura giapponese o semplici curiosi, fashioniste incallite o studiosi di storia della moda, la mostra Giapponizzati vi darà l’opportunità di scoprire qualcosa in più sull’influenza della cultura giapponese nella letteratura, nell’arte e soprattutto nella moda italiana.

Giapponizzati. Racconti di un viaggio di moda inizia con il viaggio di Hasekura Tsunenaga, primo samurai-ambasciatore giapponese,  che nel 1615 arrivò in Italia indossando sontuosi drappi indiani e cappelli alla romana. Il suo abbigliamento divenne ben presto il simbolo di come la moda fosse capace di superare qualunque confine. L’ambasciatore fu ospitato proprio nel Castello di Santa Severa, a poca distanza dal porto romano di Civitavecchia, importante centro di scambi culturali. Hasekura Tsunenaga, partito nel 1613 da Ishinomaki in Giappone, era stato mandato in spedizione alla volta di Roma per incontrare Papa Paolo V. Questo viaggio rappresenta l’unica risposta diplomatica e politica, durante quegli anni, dell’Asia Orientale all’Occidente. I rapporti diplomatici tra Italia e Giappone, sorti per necessità di carattere commerciale, continuarono anche nei decenni successivi ed ebbero importanti conseguenze di carattere culturale.

Insomma, attraverso la moda possiamo ripercorrere la storia e capire meglio la contaminazione culturale che, già in passato, plasmava i costumi di popoli molto lontani tra loro. È sul corpo vestito che si legge la storia. Ma l’influenza giapponese non la ritroviamo solo nell’abbigliamento. Essa è presente anche nella letteratura, nella musica, nel teatro e nell’arte, soprattutto nei primi anni del ’900, quando in Europa scoppiò una diffusa passione per la cultura giapponese. Proprio in questo periodo la moda femminile subì notevoli cambiamenti, e le donne iniziarono ad indossare abiti più ampi e orientaleggianti, dalle fantasie colorate e in tessuti particolari, ma pur sempre armoniosi e per lo più ispirati al kimono. Ma non si trattò di un viaggio a senso unico, anzi! Contemporaneamente, il Giappone iniziò ad aprirsi all’Occidente: dopo anni di chiusura la moda occidentale conquistò le donne giapponesi che iniziarono ad indossare, in alternativa al kimono, abiti europei e ad essere chiamate moga, modern girl. Si trattò, dunque, di una “contaminazione bilaterale”: la tradizione di una cultura divenne la trasgressione dell’altra, senza però comprometterne l’eleganza.

Giapponizzati è, dunque, un vero e proprio viaggio attraverso la storia e le contaminazioni culturali. Un percorso caratterizzato da stili e periodi diversi, tra revival e contemporaneo. Tra le quaranta creazioni esposte nel Castello, ci sono gli abiti di Antonio Marras, Gattinoni, Comme des Garçons, Maurizio Galante, Issey Miyake, Yohji Yamamoto, Alessandra Giannetti, Giovanni Cavagna. E poi ancora quella dei giovanissimi designer Tiziano Guardini (vincitore della CNMI Green Carpet Talent Competition), Italo Marseglia, Ivan Donev, Santo Costanzo, Silvia Giovanardi, Tommaso Fux e dei brand NOH e Dedalus Art.

Fotografie: http://www.castellodisantasevera.it

Raffaella Celentano

Tags: , , ,

Comments are closed.