Adriano Viterbini: «Con la chitarra più sicuro di me»

Adriano Viterbini

3 ottobre 2017 • Music • Di: • Visto: 152

«Adriano Viterbini, talentuoso chitarrista romano, racconta la sua passione in un’imperdibile intervista, tra blues, esordi al pianoforte ed esperienze oltreoceano.»

Se siete appassionati di musica, ed in particolare amate la chitarra, dovreste assolutamente seguire un talentuoso chitarrista italiano, che a suon di bellissime canzoni si sta facendo notare, eccome, nel panorama musicale: parliamo di Adriano Viterbini (profilo FB). Nato il 15/08/1979 a Marino, in provincia di Roma, Adriano Viterbini si affaccia nel mondo della musica cominciando a suonare nel circuito musicale romano con diverse formazioni, affiancando artisti o anche come frontman. In questo modo conquista un ottimo seguito e presto si impone come uno dei chitarristi più completi e particolari della scena italiana, eseguendo una serie pressoché infinita di live in tutta la Penisola e negli Stati Uniti, con il progetto dei Bud Spencer Blues Explosion. Nel 2013 Adriano Viterbini, con Bomba Dischi, lancia anche il suo primo lavoro solista, Goldfoil, in cui traspare tutta la sua tecnica e il forte legame dell’artista con il blues. Ma per conoscere meglio questo talentuoso musicista italiano, noi di Snap Italy abbiamo voluto fare qualche domanda ad Adriano Viterbini in persona.

Ciao Adriano! La prima domanda, quasi d’obbligo, è per conoscerti meglio. Come e quando ti sei approcciato per la prima volta alla musica?
Ho cominciato a suonare il pianoforte a 7 anni e per un po’ ho studiato musica classica. Grazie a certi film come Great balls of fire e Mississippi adventure  mi sono avvicinato al  blues rock e dopo aver visto i Nirvana al primo anno di liceo ho voluto far parte di una band. Ho seguito come per istinto la via della musica, un mondo che mi ha dato tanto.

Cosa ti ha spinto a passare dal pianoforte alla chitarra? Quale è stato il legame che hai sentito con questo strumento?
Lo studio della chitarra ha fatto sì che fossi  più sicuro di me stesso sotto tanti aspetti. La chitarra è uno strumento immediato e complicato al contempo, ho provato fin da subito ad interpretarla a modo mio, cercando  le potenzialità dello strumento senza l’ausilio di effetti o elettronica. Ricordo quanto fosse gratificante non andare a dormire perché ossessionato da un pattern o un lick che non capivo, e scoprire come solo col tempo che alcuni meccanismi o trucchi si sarebbero rivelati da se.

La musica di quali gruppi o musicisti credi abbia segnato maggiormente il tuo percorso?
Nirvana e la “scena” grunge, Ry Cooder, Jerry Lee, Blind Wille Johnson, RATM, Battisti, Tinariwen, Tarm, Pantera, Kyuss, Ali Farka Traorè, Bombino, Weezer, Elliott Smith, Memphis Slim

La tua carriera è accompagnata da un’intensa attività live, che ti ha portato anche oltreoceano. Che differenza credi ci sia nell’esibirsi in Italia o in America? Il modo di vivere la musica credi sia diverso?
In America (come in molti altri posti) si fa musica per il mondo, senza paletti o regole, talvolta rischiando talvolta in modo più leggero, con la stessa professionalità e cura con cui lavoriamo anche noi in Italia , ma con molta più libertà e competitività artistica. Credo che il sogno della musica sia lo stesso ovunque, se nasci in California però potresti avere molte più possibilità immediate che se nasci a Castel Gandolfo, ma per fortuna ci sono gli aerei e poi “volere è potere”.

Nel corso degli anni hai collaborato con moltissimi artisti. Quali sono state le più belle esperienze che hai vissuto? Quali collaborazioni credi ti abbiano maggiormente arricchito?
Raf fu il primo che mi diede l’opportunità di suonare davanti a tanta gente insieme a dei musicisti enormi, ancor prima Marco Conidi con cui cominciai a registrare dischi.  Poi Il tour disco e il dvd con Fabi-Silvestri-Gazze, i tour all’estero con Bombino, l’Africa con Rokia Traore, l’Australia insieme a Nic Cester (the Jet), ogni esperienza è stata determinante per la mia vita.

Parlando invece del futuro… quali progetti hai? Dove ti vedremo?
Non lo so proprio dove mi porterà la musica, so solo che sto bene su questa strada.


Chiara Cavaterra

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